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Gli interventi di ripristino ambientale a Robilante


Il sito produttivo di Robilante, ubicato in provincia di Cuneo, nella valle attraversata dal torrente Vermenagna, vede realizzati i primi interventi di ripristino paesaggistico a partire dai primi anni ’80. In quest’area l’attività estrattiva ha avuto inizio alla fine degli anni ’30 e negli anni ’60 e ’70 si è verificata la dismissione di diverse cave di modeste dimensioni a favore dell’apertura, nel Vallone denominato “Snive”, di una cava situata a circa 1300 mt di altitudine, la cui potenzialità e dimensioni aveva fatto venir meno la necessità di un gran numero di piccoli siti estrattivi dispersi in varie zone del fondovalle ed altresì distribuiti nei valloni laterali.

sito produttivo di Robilante

La lungimiranza ed il rispetto per l’ambiente degli imprenditori di quell’epoca, in cui nessuno parlava di ripristino ambientale e, soprattutto, in cui nessuna legge imponeva questo tipo di attività, permisero verso la metà degli anni ’80 di iniziare il recupero di queste cave inattive ed abbandonate, In località Agnelli, sita sul fianco sinistro dell’omonimo Vallone, i lavori di ripristino ambientale sono stati eseguiti a partire dal 1988 procedendo con il riempimento del vecchio piazzale di cava, disposto a semicerchio, mediante l’accumulo di materiale fine, derivante dal nuovo stabilimento di produzione, per un’altezza di 8-10 metri contro la parete residua, degradando verso la strada a margine del piazzale in direzione di valle. Sulla superficie ottenuta a seguito del riporto di uno strato continuo di terreno vegetale, si è eseguita una semina a spaglio di leguminose e graminacee. A seguito di 2/3 anni di attecchimento del sub-strato erboso sono stati messi a dimora alberi di betulla, salicone, salice rosso e ontano. Attualmente la cava è perfettamente inserita nell’ambiente boschivo circostante e non è praticamente individuabile percorrendo la statale del Colle di Tenda.

cava

Nel 1989 inizia il recupero della cava in località Giardinet, situata sul fianco destro del Vallone Agnelli. La cava posta su un versante esposto a Ovest, abbandonata da circa 30 anni, era impostata su un giacimento affiorante di quarzite e aveva lasciato, a fine coltivazione, una parete scoscesa di altezza di circa 70 mt, sovrastante il piazzale di base, per una superficie in pianta di circa 12.000 m2.

località Giardinet prima degli interventi di ripristino località Giardinet dopo gli interventi di ripristino

Attività di ripristino analoghe a quelle descritte per la cava in località Agnelli sono state eseguite, pressappoco contemporaneamente, nella cava in località Liot, situata sul fianco sinistro del Vallone Agnelli, con ottimi risultati che evidenziano l’attenzione particolare dedicata all’aspetto paesaggistico del versante. Infatti, non è stata modificata radicalmente la pendenza del fronte residuo di cava, con operazioni di riporto di materiale sciolto, bensì è stato “cesellato” il fronte con l’impiego mirato di esplosivo ed escavatori, al fine di riprodurre condizioni naturali quali alternanze di speroni rocciosi, zone prative e zone caratterizzate da vegetazione arborea. In questo ripristino ambientale, oltre al riporto di uno strato di terreno vegetale ed alla semina di graminacee e leguminose, si sono utilizzate geo-reti di juta opportunamente fissate al suolo con la duplice funzione di rivestimento antierosione per versanti acclivi e di ritenzione dell’umidità, per favorire lo sviluppo della vegetazione.


località Liot prima degli interventi di ripristino località Liot dopo gli interventi di ripristino

L’intervento successivo, iniziato nel 1994, ha interessato la cava in località Molere, situata a sinistra della Valle Vermenagna. Il recupero ambientale è stato finalizzato a reinserire l’area mineraria dismessa, pertanto alterata dal punto di vista ambientale, in un ambiente caratterizzato da superfici coperte da folta vegetazione e da speroni rocciosi strapiombanti.

località Molere prima degli interventi di ripristino località Molere dopo gli interventi di ripristino

L’attività mineraria in cava Bassa è stata ultimata nel 1987; la coltivazione del giacimento avveniva ed avviene per “fette orizzontali discendenti” di altezza pari a 15 m, asportate (“cavate”) progressivamente con l’avanzamento di uno o più “gradoni” di pari altezza (“splateamento”) fino all’esaurimento della “fetta” mineralizzata, quando il fronte residuo risulta pronto per essere opportunamente sottoposto a recupero ambientale.

I lavori di recupero ambientale, in quest’area mineraria, sono stati avviati negli anni ’80 e sono proseguiti per più di 25 anni nelle svariate situazioni morfologiche che si sono venute a creare (fasce limitrofe al nastro di trasporto continuo, zone di discarica esaurite, bordo inferiore della discarica di sterili di cava, gradoni sommitali di fronti temporaneamente dismessi ecc.). Il primo fronte sottoposto a lavori di ripristino è stato il fronte Sud, avviando le attività dai tre gradoni sommitali lasciati “a nudo” dall’attività mineraria.

cava bassa

Nell’anno 2001, nel mese di ottobre inizia la sperimentazione sulle piante da frutta nell’area di Cava “Bassa” o “Collabassa” a quota 1230 mt. Sono stati messi a dimora peri, meli e susini.

Nell’area mineraria ad oggi si procede con l’infittimento della copertura dell’area ottenuta con piantumazioni di specie locali in “fitocella” (faggi, betulle, aceri, salici, saliconi, maggiociondoli)
Nel 1981 iniziarono i lavori di preparazione della “Cava Snive” nella quale l’attività mineraria è stata sospesa nel corso dell’attuale autorizzazione e nella quale sono stati eseguiti svariati lavori di recupero ambientale. Ad oggi la cavità residua lasciata dalla coltivazione mineraria è soggetta a riempimento (“ri-tombamento”) con materiale sterile di copertura.

pascolo Collabassa cava Snive

Nell’anno 2005 inizia l’intervento di recupero ambientale più ingente e degno di nota mai realizzato da Sibelco Italia. Nella area dell’ex cava “Bassa” o “Collabassa fu realizzata una discarica di materiale sterile, accumulato nel corso degli anni, che rappresenta circa il 15% del materiale estratto (scisto, quarzite alterata, feldspato o materiale di scopertura). Il precedente deposito di materiale sterile, fino al 1986, era ubicato in una zona marginale dell’area di cava, ormai completamente rinverdita, piantumata e restituita al paesaggio circostante nel pieno rispetto dell’ambiente.

località Collabassa prima degli interventi di ripristino località Collabassa dopo gli interventi di ripristino

Altro intervento di rilievo eseguito ancora nel 2005 è stato eseguito sul fronte Nord-Est della cava “Snive” (il recupero su questo settore è già iniziato da diversi anni), in una zona in cui è stata ultimata la coltivazione con una pendenza media di circa 50 gradi (roccia compatta)

cava Snive nel 2005

Il recupero del fronte Nord Est di cava “Snive” e gli interventi sulla discarica di cava, proseguono anche nel 2006. Si effettuano lavori di regimazione delle acque, posa di reti in juta atte a compattare il terreno ed a prepararlo alla successiva semina.

regimazione delle acque recupero di cava Snive

lavori a cava Snive

I lavori sulla cava “Bassa” risultano efficaci ed i confronti fotografici tra la cava come si presentava nel 1996 e come si presenta nel 2006 lo dimostrano in modo eloquente.

cava Bassa nel 1996 cava Bassa nel 2006

Oltre ai fronti di coltivazione ultimati, la Sibelco Italia procede al ripristino di strade, delle scarpate, delle aree di stoccaggio ed al regolare controllo delle acque attraverso la campionatura idrobiologica dei rii Agnelli, Brignola ed il torrente Vermenagna (a monte e a valle dello stabilimento). Queste analisi periodiche hanno permesso di confermare l’impatto ininfluente dell’attività estrattiva sulle acque dei rii adiacenti.

campionatura idrobiologica analisi idrobiologica

Inoltre, periodicamente si procede al controllo ed alla verifica dei recuperi ambientali effettuati negli anni precedenti in modo da poter monitorare il lavoro fatto e procedere alla sostituzione delle piantine non attecchite, di quelle rotte dalla neve e alla risemina delle zone ancora poco inerbite.

L’attività mineraria di coltivazione della quarzite prevede una fase preliminare di “scopertura” del banco minerale da coltivare e più fasi intermedie, nella vita del giacimento, di rimozione del materiale sterile (materiale non mineralizzato o mineralizzato in un tenore non remunerativo) che si pone tra uno strato o un pacco di strati di quarzite ed il successivo. Tale materiale sterile risulta composto da terreno di copertura, roccia profondamente fratturata o deteriorata, materiale scistoso e/o porfiroide e materiale quarzoso con caratteristiche chimiche lontane dalla commerciabilità. Tutti questi elementi sono comuni terreni e rocce rinvenibili in vari punti delle valli Cuneesi e non solo. Per tale motivo la messa a discarica di rifiuti minerari o di scarti di minerale non commerciabile comporta soltanto un trasferimento di materiale roccioso da un luogo ad un altro. Non a caso le verifiche imposte dalle autorità autorizzanti sono preliminarmente volte a verificare la stabilità dei depositi realizzati (discariche o ri-tombamenti) e l’eventuale influenza di questi ultimi sui flussi e riserve di acqua destinata agli acquedotti.


deposito minerario


Bibliografia:

L’attività di ripristino ambientale svolta nella cava Snive – G.R. Bignami. L. Varetto, P.P. Varetto, E. Dotta, M. Bignami, R. Brancher

Relazioni sui recuperi ambientali eseguiti negli anni 2005 e 2006 in Cava Snive, Muntacala e Monte Plunea - a cura dell’Ing. A. Dutto

Relazione tecnica + Nota sui recuperi ambientali + Nota sui sistemi di protezione + Nota sulla discarica di cava Snive + Monitoraggio delle acque delle sorgenti del vallone Brignola + Relazione Geologica - relativi agli anni 2007 e 2008 in Cava Snive, Muntacala e Monte Plunea a cura dell’Ing. P.P. Rossa


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